lunedì 12 ottobre 2015

La notte del Drive In di Joe R. Lansdale


Il mio rapporto con Lansdale non si può definire come idilliaco. Ho letto Mucho Mojo, ho conosciuto con piacere Hap e Leonard e terminato con gusto di leggere le loro avventure. Tutto qui. Non è scoccata nessuna scintilla.
Eppure il nome dello scrittore texano è immancabile quando ti trovi a confrontarti con una certa narrativa di genere. Lansdale è ritenuto uno dei rappresentanti più iconici del genere pulp su carta e la sua Trilogia del Drive In è sempre il primo nome che spunta fuori quando si parla dei suoi lavori. La storia editoriale della trilogia in Italia è una di quelle costellate di mille uscite coronate poi dall'edizione definitiva che raccoglie i tre racconti in un unico, notevole, mattone. Non è quella di cui parliamo oggi, perché ho reperito solo il volume che contiene i primi due episodi, per un paio di motivazioni: la prima è che del terzo capitolo si legge peste e corna, che è innecessario, inutile e eccessivo (perfino in un quadro che dell'eccesso fa la sua ragione d'esistere); il secondo motivo è che in libreria ho trovato questo, quindi pace.

Che storia è questa del Drive In? Immaginate questo enorme complesso, con tanti schermi schermi, i chioschetti delle schifezze e centinaia di automobili ammucchiate per vedere gli spettacoli di serie B che vengono proiettati continuamente. L'Orbit, consacrato dai film dell'orrore ritenuti troppo bassi per finire nelle borghesissime sale cinematografiche (?) di fine anni ottanta. Eppure il fascino quasi proibito di questo posto infernale attira centinaia di persone: coppiette destinate a pomiciare senza dare importanza al film, gruppi di amici pronti a sghignazzare all'ennesimo squartamento, famigliole ignare dello spettacolo. Ecco, a un certo punto, durante l'ennesimo film dell'orrore, una cometa si schianta sull'Orbit e lo avvolge in un globo di oscurità impenetrabile. Il globo isola del tutto i clienti del Drive In che reagiscono dapprima con orrore e poi si abituano a una dimensioni in cui la civiltà semplicemente non esiste più. Ben presto il cibo comincia a scarseggiare, le violenze divampano, gli istinti bassi prendono il sopravvento. La gente si lascia andare ad atti che nel caos dell'Orbit non hanno alcuna conseguenza etica, morale o legale. La violenza diventa stupro, lo stupro diventa omicidio, l'omicidio diventa cannibalismo. Un leader sorge dall'orrore della cupola: il Re dei Popcorn che instaura una vera e propria monarchia.

Il romanzo è assolutamente sopra le righe e questo gli permette di smorzare con efficacia l'uso della violenza eccessiva, che diventa quasi cartoonesca. L'isolamento forzato, che solitamente è un ottimo espediente per studiare cambiamenti politici e sociali (e anche qui: il Re dei Popcorn sembra suggerire Ronald Reagan, prima attore di successo poi presidente degli Stati Uniti), ma Lansdale sembra più interessato a veicolare un messaggio legato all'immaginazione di una generazione per cui realtà e finzione sono ormai la stessa cosa. Le scene del film si mescolano con quelle dei massacri dell'Orbit, le efferatezze si ripetono imitando quelle viste nei film. Non è un caso che uno dei film più gettonati, Non Aprite quella Porta, racconta proprio di una famiglia di cannibali.

Le pellicole scandiscono il passare del tempo, concetto ormai divorato dall'oscurità della cometa. L'isolamento spinge gli avventori (tranne i due protagonisti che riescono a mantenersi savi grazie a una riserva di carne secca che fornisce proteine ai loro cervelli) ad atti estremi. Drive In è un viaggio spietato nella mente di una generazione - o meglio di una parte di mondo - incapace di distinguere realtà e fantasia, che vede nel cinema un messia capace di dettare regole e tendenze del reale e dar concessioni ai suoi seguaci. Ma è anche una dimostrazione pratica di come l'ordine, l'etica e buon senso siano soltanto paletti che mettiamo per frenare un istinto che non ci rende tanto diversi da belve feroci.

Il discorso continua in Drive In 2, in cui Lansdale racconta il futuro dei personaggi conosciuti nel primo capitolo, una volta usciti - ma usciti davvero? - dalle spire velenose dell'Orbit. Qui l'autore americano è meno mordace: la prosa è meno tesa, resta brutale fino al limite del grottesco ma non è altrettanto incisiva. Forse il respiro più ampio dell'ambientazione, forse la mancanza di quella suspance che rendeva Drive In imperdibile. Perfino la nemesi, azzeccata, arriva troppo in ritardo, praticamente sui titoli di coda.
Popalong Cassidy è splendido nella caratterizzazione e nelle vicende che lo portano a intrecciare il mondo corrotto dagli dei del cinema, così come la sua allegoria sul regno televisivo in declino, schiacciato dal peso ingombrante del cinema ma le cose si chiudono troppo in fretta. È però interessante da leggere oggi, a venticinque anni di distanza, quando gli equilibri tra cinema e televisione sono una partita più aperta che mai e con le serie televisive che sembrano vere e proprie produzioni cinematografiche.

Un bel divertimento, scritto in modo perfetto, in bilico tra atmosfera pesante, violenta e insostenibile e uno stile divertito, cinico e grottesco che proprio per la eccessività lo rende sostenibile. Esagerato e scorretto, Drive In è un romanzo imperdibile per chiunque ami la Serie B di quei meravigliosi filmacci che, prima di diventare patinati tanto quanto un fotoromanzo, erano la gioia degli amanti dell'orrore.

4 commenti:

  1. Bentornato :)
    Dalla trama sembra molto interessante!
    Io ho letto "Revival" :'(
    Mi è piaciuto anche il finale che tanti criticano.
    Un grandissimo libro.

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    1. Grazie :D
      Sì, Revival è tanto bello, se ti ricordi è piaciuto molto anche a me!

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  2. Perfettamente d'accordo, è uno dei miei libri preferiti in assoluto. Però ti consiglio di dare una chance al terzo libro: per quanto non sia "brillante" come il primo e il secondo trovo che in alcuni punti sia davvero BELLO. Soprattutto verso il finale, in cui c'è il cielo di mezzo (e non ti dico altro) :)

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    1. Ottimo! Tanto lo vendono anche separatamente :D

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