venerdì 4 novembre 2011

Perché la serie a fumetti di The Walking Dead è un chilotone di volte meglio della serie TV (e perché è il più bel fumetto attualmente in corso)


L'avevo promesso che l'avrei scritto. Avevo detto che l'avrei fatto quando questa seconda serie mi avrebbe deluso abbastanza, invece non è ancora successo ma, piacevolmente, è accaduto il contrario: alla fine del numero nove della serie a fumetti mi sono sentito abbastanza ispirato e "tondo" da poterci ragionare su a mente lucida.
Ho scoperto The Walking Dead circa un anno prima della messa in onda della serie TV, nel boom del periodo zombie, quando qualcuno un po' truce, stanco di vampiri effeminati e lupi mannari efebici senza peli, ha pensato bene che il modo giusto per rispondere era richiamare i morti: putrescenti, decomposti, verminosi morti che sbucano da sotto terra. Almeno quelli, pensavamo tutti, almeno quelli non c'è modo di farli brillare alla luce del giorno, no? Nell'epifania successiva, nell'esplosione viscerale degli zombie in ogni media che sia degno di chiamarsi tale, dai videogiochi, alla televisione, passando per la letteratura, purtroppo siamo dovuti passare anche attraverso rappresentazioni abbastanza lontane dai presupposti iniziali. E The Walking Dead come si classifica? Perché ha avuto un successo planetario? Perché continua ad appassionare tutti, senza concedersi mai (o quasi mai) un'inflessione negativa? [...]


La figura dello zombie è di sicuro affascinante. Come ogni mostro che si rispetti, siano questi i vampiri o il mostro di Frankestein, nasconde un sotteso che va al di là della mera figura di orrore vivente che qualcuno vorrebbe cucirgli addosso. Lo zombie è proprio l'esempio lampante della forza caricaturale dell'essere umano racchiusa nelle mostruosità della fantasia. Lo sapeva bene Romero, che con la sua epopea zombie ha rappresentato queste figure come fantasmi di carne delle peggiori abitudini umane: il consumismo, la voglia folle di cibarsi e cibarsi e cibarsi, anche -e sopratutto- di quello di cui non abbiamo bisogno; cannibalizzare il mondo, divorandoci a vicenda e consumando per il puro e semplice gusto di farlo, incatenati ad abitudini pericolose che ci rendono schiavi di cose come i centri commerciali e che, a quanto pare, non ci abbandonano nemmeno dopo la morte. O ancora è forte la metafora dello zombie come colui asservito al potere, svuotato dalle volontà, dagli ideali. Un costrutto, insomma. Dice Massimo Bonfatti, proprio nell'introduzione al numero nove di TWD:

"I veri 'morti che camminano' sono invece quelli che hanno il portafoglio al posto del cuore, i curriculum al posto degli ideali e in testa obiettivi da raggiungere ad ogni costo. Quelli che difendono l'indifendibile, che votano gli uomini "forti" di turno. Quelli che si lasciano asservire e spaventare e che, sperando di poter razzolare nei cascami dei laidi banchetti dei potenti, sputano sui deboli. Gli imbecilli, insomma."

Ma probabilmente, il simbolismo che meglio si lega con la figura dello zombie presente in The Walking Dead è quella della morte. Il morto vivente, l'uomo che torna dall'inferno per consumare il mondo, altro non è che una grande metafora della triste mietitrice stessa e questo, secondo chi vi scrive, si palesa anche e sopratutto nella natura di "gregge" in cui lo zombie si muove. Il singolo zombie è facilmente eliminabile, così come una minaccia di morte passeggera: un po' di coraggio e l'arma giusta e il non morto non è un problema. La vera questione da affrontare è il gruppo, la massa, indistruttubile, inarrestabile. Il vero punto forte dello zombie, quello che lo rende virtualmente invincibile, è proprio questo: per quanto si possa provare a scappare, a difendersi a correre più velocemente di questi ultimi (e nel periodo pre-Snyder era anche una cosa piuttosto facile) gli zombie sono inarrestabili. Non sentono fatica, fame, paura. Prima o poi ci prenderanno, ci consumeranno e ci trasformeranno in uno di loro. È inevitabile. Come la morte.
La ricerca della cura per il virus, per esempio, non è che un modo per dire: "Oh, troviamo l'elisir dell'immortalità!". Non funziona. E non è un caso che nessuno, in nessuna fiction, l'abbia mai trovata davvero.

Michonne è il personaggio che meglio incarna l'idea alla base di TWD

Torniamo a bomba su The Walking Dead. Kirkman tutta questo discorso di cui sopra deve saperlo a memoria. Deve sapere perfettamente la forza rappresentativa delle creature che ha scelto come protagoniste per la propria storia. E Kirkman è anche una persona furba e intelligente, al punto tale da aver capito che non è lo zombie in sé a spaventare quanto l'incapacità umana di reagire a modo di fronte a una catastrofe come l'apocalisse. Quello che spaventa non è un mondo invaso da zombie (be', oddio...) ma la giungla  che ne consegue.
In barba ai consigli di Max Brooks, e del suo "Manuale per sopravvivere agli zombie", il mondo post apocalisse è un mondo in cui l'uomo è retrocesso all'età della pietra. In cui si formano tribù, in cui la diffidenza regna sovrana e in cui, miseramente, ci si abitua alla morte di chiunque, fosse questo il cane del vicino o la donna che si è amata per venti, trenta, quarant'anni. E quindi eccolo, il vero messaggio di The Walking Dead: i veri 'morti che camminano' non sono gli zombie, coesi e uniti in un unico -per quanto ignobile- scopo, sono gli esseri umani: divisi, egoisti. Soli. La forza di The Walking Dead è proprio esasperare questo concetto, mettere gli uni contro gli altri, in un contesto generale dove la cooperazione forse sarebbe l'unico modo per sopravvivere, per vincere, dove "il gregge" ce la fa, ma l'essere umano preferisce perdere da singolo. E il bello è che non è una situazione campata per aria: è assolutamente quello che ognuno di noi farebbe, mosso dalla paura, dalla diffidenza e dal pensiero egoista che il mondo, per quanto enorme, giri attorno a ognuno di noi. Che con la fine della propria esistenza, per forza di cose, la terra stessa cesserebbe d'esistere.
I personaggi del fumetto imparano ad essere spietati, loro malgrado. A perdere umanità, a sviluppare un rapporto quasi abitudinario con la morte stessa. E così, paradossalmente, la morte di uno dei personaggi tange più noi -lettori- che loro -personaggi-. Personaggi pieni di paure, di insicurezze, di indecisione, così fitta che li costringe ad affidarsi perennemente a qualcuno, demandando il loro libero arbitrio ad altri, per non prendersi la responsabilità di questa o quell'altra scelta. Allo stesso tempo personaggi crudeli, che proprio per il rapporto continuo con la morte, non hanno più chiaro il valore della vita e che, in alcuni casi, sono stati portati letteralmente alla follia.


Buona parte di questo nella serie TV manca. È quasi assurdo pensare che un media estremamente più facile e di maggiore intuitività come la televisione riesca invece a trasformare qualcosa di così diretto, forte come un pugno nello stomaco, in un malloppone molto, molto edulcorato. In cui si cerca di far scalpore con qualche scena spiccatamente gore, o qualche morte secondaria, senza avere mai le palle che Kirkman ha dimostrato di avere nel fumetto, di prendere il cuore dello spettatore e stracciarlo sotto i piedi, eliminando senza alcun problema uno o più dei pilastri fondamentali del telefilm. È proprio il coraggio, quello che manca al serial. Un serial che, nel suo voler essere originale rispetto al fumetto, proponendo una storyline diversa, quasi un what if, in gergo, in realtà esaspera tutto: reazioni, situazioni e, sopratutto, i tempi. Tempi lunghissimi, spesso inframezzati da scena gratuite che cercano di pigliare pathos andando a pizzicare le corde sbagliate e rischiando di sminchiare tutto. Ed è un peccato costruire una serie TV estremamente canonica quando l'idea e i personaggi ai quali ci si ispira sono fenomenali. Forse, pensandoci bene, è un reato ancora  più grande che non combinare una schifezza.
Potete prendere tutto il discorso fatto sopra e cancellarlo, perché nella serie TV di TWD gli zombie sono morti che camminano. E basta. Nessun sottesto narrativo, nessun tipo di figura paraculamente rilegata in secondo piano a rappresentare qualcosa che sia di più che non un mero tipo con una maschera di lattice in faccia e del sangue finto sui vestiti. Gli zombie sono -tristemente- i nemici. Loro mangiano le persone, loro sono cattivi. Punto. Di tutta la forza narrativa su cui si regge la serie a fumetti nel telefilm, fin'ora, non v'è traccia.


Il consiglio che posso darvi io, se avete letto tutta la pappardella e siete arrivati a leggermi fino a questo momento (a proposito: grazie!) è di procurarvi il fumetto. Compratelo, rubatelo al vostro vicino di casa, fotografatelo in fumetteria e poi rileggetevelo a casa. Ma fatelo. In special modo se state seguendo la serie TV e -ancora più calorosamente- se non vi sta piacendo. Le edizioni italiane, edite da Salda Press sono ottime, curate e sempre presentate da ottimi editoriali. Certo, c'è l'ostacolo non indifferente del prezzo (12 euro e 50 a numero sono un maledettissimo macello), ma la cura dell'edizione, il numero di pagine, e la qualità praticamente alle stelle sono un ottimo incentivo. Quello che posso augurarmi, per me, per voi, per un mondo migliore, è che la penna di Kirkman rimanga pungente e coraggiosa com'è ora (o com'è ora al punto in cui siamo arrivati con le pubblicazioni qua in Italia) e che qualcuno svegli Darabont. Che gli dia un bel calcio nel culo con rincorsa, gli sbatta un numero random del fumetto in faccia e gli dica: "È questa la roba che dovresti girare!".

5 commenti:

  1. Quoto tutto, il fumetto è veramente anni luce avanti al telefilm, strano ma vero riesce a emozionare più, a coinvolgerti e a farti entrare seriamente nel loro mondo, a differenza della serie TV che, purtroppo, è una brodaglia buttata lì per un pubblico mediocre che vuole solamente vedere qualche scena action o colpetto di scena inutile! Meno male che questo buon ragazzo mi presta i fumetti, altrimenti non so quanto avrei potuto amare TWD D:

    RispondiElimina
  2. Non ho mai letto il fumetto, ma posso confermare il fatto che nella serie tv si ha da subito l'impressione che i zombie siano i soliti non-morti che non si fermano davanti a nulla e nient'altro.
    Se il fumetto è cosi profondamente diverso spero di leggerlo prima o poi(prestatemi il numero uno *-*), anche perchè i disegni mi piacciono molto :O

    RispondiElimina
  3. Ho scoperto TWD all'inizio della sua seconda serie. Adoro il genere fine del mondo in tutte le sue sfaccettature, che siano zombie, calamità naturali o virus che lasciano in vita solo il 10% della popolazione,come nel libro "L'ombra dello scorpione" di S. King (FANTASTICO). Comunque, non divaghiamo. Ho scaricato tutta la prima serie e me ne sono innamorata, ho scoperto l'esistenza del fumetto e ho comprato gli 11 capitoli italiani e, finiti quelli, ho iniziato a leggere il proseguo su un sito che pubblica i fumetti solo in inglese. Posso concordare sul fatto che all'interno di un solo fumetto c'è quello che succede in 12 puntate e dunque le azioni corrono veloci attraverso i disegni, tenendo alto il ritmo, cosa che invece non è la serie tv, ma credetemi, per chi è davvero innamorato (come me) di tutto quello che riguarda TWD, non è mai abbastanza, non è mai troppo lenta, non ci sono mai abbastanza particolari, anzi! Personalmente, se decidessero di fare uno spin-off dove fosse raccontata la vita subito prima e dopo l'infestazione...descrivendo chi erano i personaggi principali, cosa facevano e chi hanno perso...me la guarderei con estremo piacere. Ripeto, le serie tv piacciono perchè non finiscono, i tuoi attori, ai quali ti sei affezionata rimangono, come vivessero davvero di vita propria, anno dopo anno e tu aspetti per sapere di più. Stile soap insomma, ma con più dignità! Guardate quanto share ha perso Doc House da quando il doppiatore è morto e ha cambiato voce: non è stata più la stessa cosa! Il fumetto, mette un sacco di carne al fuoco,(come non adorarlo!) affronta l'evoluzione dei principi e dei valori umani, facendo sì che col passare del tempo, il nemico vero non sia più lo zombi ma l'uomo stesso, a volte semplicemente liberato da tutti i freni sociali,(cioè un maledetto delinquente che non vede l'ora di poter fare un po' che xxxxx gli pare) altre invece, cambiato; perchè provato dai vissuti post infezione (il mio amato Rick per esempio e perchè no, anche il cattivissimo Governatore!). Ma il fumetto corre troppo, e proprio perchè lo fa, son tutti colpi di scena, che però non renderebbero altrettanto bene nella serie tv, faccio un esempio: (spoiler) nel fumetto il Governatore, lasciato quasi morto dopo essere stato torturato da Michonne, riappare, con un salto temporale di mesi, nel quale oltre ad essersi ripreso, ha avuto il tempo di imparare a guidare un carroarmato e butta giù la prigione di Rick, questa è una scena epica, ma se andrà in onda così, sempre che si attengano al film non farà lo stesso effetto: troppo lungo il salto..scusatemi, a mio avviso é così, tutto quello che descrive il fumetto sono felice che venga dilatato e minuziosamente sviscerato (o come si addice questo termine!) dalla serie tv, e che possa durare per moolto moolto tempo!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Anonima, piacere :)
      La serie TV comunque da quando ho scritto questo post è migliorata molto, questo non toglie che -come poi dici giustamente anche tu- il fumetto sia una serie di colpi di scena dietro l'altro. Capisco che è un modo diverso di raccontare la storia (impossibile da riproporre all'interno di uno spazio televisivo che vive di regole che esulano dalla semplice narrazione). Mi sembra di averne anche scritto, più avanti, in termini decisamente più felici. Comunque a quanto pare le scelte che hanno fatto li hanno premiati: sono felice perché questo, di riflesso, porta fan anche alla serie a fumetti! Sia mai che si danno una mossa e qui in Italia accorcino i tempi di pubblicazione!

      PS: un bel cinque per L'Ombra dello Scorpione. Libronissimo.

      Elimina
  4. https://www.youtube.com/watch?v=K6OAJLw6jAM

    RispondiElimina

Condividi!